Valle di Primiero

E’ un'ampia vallata ai piedi delle celeberrime Pale di San Martino, a circa 700 metri di quota, dove sorgono i sei vivaci paesi di Fiera di Primiero, Sirór, Tonadìco, Transacqua, Mezzano ed Imèr. Sono piccoli centri ricchi del fascino di una storia antica. Primiero è stato un territorio di confine, appartenuto per secoli alla contea austriaca del Tirolo ma con intensi scambi commerciali e culturali con il vicino Veneto. I paesi sono circondati da vasti prati e collegati da stradine tranquille per magnifiche passeggiate o escursioni in mountain bike.

Lo sviluppo turistico della valle di Primiero ebbe il maggior impulso nella metà dell'ottocento grazie a S. Martino di Castrozza, quando ancora apparteneva, insieme a Primiero, al regno austro-ungarico. I viaggiatori inglesi, animati da uno spirito romantico che li spingeva ad affrontare lunghi ed avventurosi tour nelle Dolomiti, allora praticamente inesplorate, scoprirono le meravigliose Pale di San Martino. Escursionisti, geologi, botanici ed alpinisti trovarono qui il loro paradiso. Gli scalatori dell'epoca si avvalsero nelle loro storiche ascensioni della collaborazione di cacciatori e pastori locali che, col passare degli anni, divennero degli eccellenti e ricercati professionisti nella guida in montagna, le leggendarie Aquile di San Martino. Da S. Martino di Castrozza il turismo si diffuse presto in tutta la vallata. Il nome delle Pale di S.Martino e delle Dolomiti furono diffusi in Europa grazie alla pubblicazione di dettagliati diari di viaggio, alcuni dei quali ebbero una vasta notorietà, come quelli della immaginosa viaggiatrice inglese Amelia Edwards ( vedi Le Dolomiti nel mondo). Nel 1920 San Martino di Castrozza era una località turistica di fama internazionale quasi alla pari con Cortina D'Ampezzo e Madonna di Campiglio. La Prima Guerra Mondiale stroncò ogni attività: il paese coi suoi lussuosi alberghi fu incendiato e distrutto dalle truppe austriache in ritirata, solo la chiesetta fu risparmiata. Risorse nel primo dopoguerra, ormai annessa al territorio italiano. Agli inizi degli anni '30 decollò anche il turismo invernale. Nel 1932 fu fondata la Scuola Italiana di Sci, tra le prime in Italia, con 4 maestri in organico tra cui l’olimpionico Lino Zecchini. Il primo rudimentale impianto di risalita fu la "slittovia del Panzer" del 1936, che portava gli sciatori sull’Alpe Tognola. A Passo Rolle fu realizzata la famosa seggiovia Segantini, a San Martino un altro impianto portava sul Col Verde.


Nel Primiero il turismo si sviluppa un poco piu' tardi, di riflesso a quello di S. Martino. I primi viaggiatori di fine Ottocento potevano trovare alloggio a Fiera solo presso l’osteria Aquila Nera, della famiglia Bonetti. Aperta al pubblico nel 1860, la locanda fu "recensita" dalla Edwards nel 1872: "All’Aquila Nera troviamo finalmente buon cibo, riposo ed un’accoglienza davvero amichevole”. Uno dei primi e più importanti imprenditori turistici di Primiero fu Martino Orsingher. Dopo aver gestito varie osterie e locande, nel 1902 costruì a Fiera l’elegante Albergo Orsingher, che poteva disporre nell’ampio parco di campi da tennis e piscina. Nel 1906 fondò la “Società d’abbellimento e per l’incremento dei forestieri”, una specie di APT dell'epoca. Dopo la guerra, nel 1925 la Società si trasformò in “Comitato di Cura San Martino e Fiera”, pubblicando una rivista per turisti denominata “Il Paradiso delle Dolomiti”. Negli anni '30 nella piana del Primiero si potevano contare già 24 alberghi. Dopo la triste parentesi della Seconda Guerra mondiale il turismo si sviluppò rapidamente negli anni '60 e '70, con un vero boom anche nel settore extra-alberghiero, con una clientela prevalentemente italiana.


Il complesso architettonico costituito dalla chiesa arcipretale, la chiesetta di San Martino ed il Palazzo delle Miniere, sorge in posizione elevata rispetto all’abitato di Fiera. Era con probabilità un luogo importante e strategico, sede di culti precristiani. Prima della nascita di Fiera esistevano le quattro regole di Transacqua con Pieve e Sirór, Tonadìco, Mezzano, Imèr con Canal San Bovo. Erano piccoli borghi rurali, posti in posizione solatìa e al riparo dall’irruenza dei torrenti Canali e Cismón. Gli abitanti vivevano di allevamento e agricoltura di sussistenza: il commercio del legname integrava da sempre la misera economia. I tronchi erano trasportati a valle verso la pianura sfruttando la corrente di torrenti e fiumi. I paesi erano abitati da persone in prevalenza originarie del vicino feltrino, com’è testimoniato dal dialetto altoveneto parlato ancor oggi. Le comunità costruirono una chiesa dedicata a Maria che, prima del Mille, aveva fattezze romaniche: era il principale luogo di culto ed era dipendente dal vescovo di Feltre. Le ville di Primiero eressero poi delle cappelle, nominate negli statuti concessi all’intera comunità nel 1367, che divennero parrocchie solo nel Novecento. La chiesa originaria così come ora si presenta fu riedificata nelle attuali forme tardogotiche alla fine del Quattrocento, per volontà e con le risorse degli imprenditori e delle corporazioni di minatori provenienti d’oltralpe, che si erano stabiliti in valle per lavorare nell’industria mineraria.


La chiesa fu dotata di preziosi arredi sacri, di scenografici altari a portelle tirolesi e di dipinti murali realizzati da artisti veneti come Marco da Mèl (dipinto Römer) e tedeschi (mistica caccia all’unicorno). Nel Seicento si arricchì dei numerosi altari, collocati nelle navate ed abbelliti da pregevoli pale dipinte. Solo nel Natale del 1999 è tornato, dopo più di 70 anni di assenza da Primiero, l’altare a portelle che ha rioccupato il posto originario nel presbiterio. È un’opera interamente in legno, realizzata in una bottega tirolese a fine Quattrocento e celebra i momenti fondamentali della vita della Madonna: nella scena centrale l’incoronazione di Maria da parte della Trinità.